YOU&MEME. Tutto quello che non volevi sapere sui meme.

Niccolò Battaglia Copywriter

Sono sempre con noi e a volte nemmeno li riconosciamo. Sono lì, nelle nostre chat di WhatsApp, nei feed dei nostri social, sempre simili ma ogni volta diversi. Sono i meme.  E non possiamo più farne a meno.

Un’immagine e un testo di accompagnamento che le dà un senso specifico ed univoco, principalmente con l’intento di rubare un sorriso, i meme sono una forma di comunicazione che esiste da tempi antichissimi (nominiamo solo tra parentesi l’arte egizia e greca per fare qualche esempio bomba) e che tuttora gli esperti della comunicazione utilizzano come punto di partenza per sviluppare campagne stampa, piani editoriali social e chi più ne inventa meglio è.

Forse è il momento di saperne qualcosa di più.

Perché si chiamano meme?

Il termine meme viene coniato dal celebre scienziato neodarwinista Richard Dawkins per descrivere la minima unità culturale capace di replicazione nei cervelli umani. Tutto chiaro? Faccio qualche esempio: un meme può essere una moda, uno stereotipo, un’immagine che si propaga attraverso la copia e l’imitazione mediante una massiccia condivisione e diffusione (viral marketing anyone?).

Vade retro sociologia. Il termine meme deriva quindi dal mondo della genetica. Sarà per questo che alcuni meme sono così geniali?

Lo conosci Nonno Meme?

Nel 1919 viene pubblicata sulla rivista satirica dell’Università dell’Iowa Wisconsin Octopus questa vignetta, che già al primo sguardo, a distanza di più di un secolo, non possiamo che non riconoscere come tipica impostazione meme.

Dalla sua prima pubblicazione la vignetta sarà riproposta per anni da altre riviste, fino ad arrivare sulle pagine di The Judge nel 1921. Immagine, testo, umorismo, viralità, tutti gli ingredienti sono presenti per dare vita al primo esempio moderno dei nostri amati meme.

Evoluzione dei generi meme

Prima dei social esistevano i forum, la culla del meme moderno, dove gli utenti utilizzavano simpatiche immagini o gif imbarazzantemente pixellate come reaction.

Con l’arrivo dei social questo tipo di comunicazione inizia a cambiare forma ed essere manipolato e modificato a piacimento, fino a diventare il fenomeno culturale che è adesso.

In questo periodo iniziano a svilupparsi nuovi stili e diversi generi e sottogeneri di meme, partendo dai rage comics (ve la ricordate la troll face?) passando da Chuck Norris (che scrolla il feed del suo Facebook a calci rotanti) fino ad arrivare ai demotivational e ad una delle forme più amate di sempre: il top text/bottom text.

Ora le tipologie di meme sono pressoché infinite (googla dank memes se vuoi farti una cultura), i format si evolvono, basti pensare che dal classico top text/bottom text si è passati con relativa naturalezza alla forma che vede il riquadro testuale bianco in alto e l’immagine sotto.

Meme marketing, funziona? Si, se sai come farlo

Ormai lo abbiamo capito, il meme spopola e non c’è fascia di popolazione che non abbia a che fare con questo tipo di contenuto. È pop, diretto, riconoscibile, riproducibile, virale e soprattutto ci fa ridere. Proprio per queste sue caratteristiche, il meme si presta come strumento ideale all’interno di una comunicazione nativa digitale di tutti (o quasi) i brand.

Si possono sfruttare meme esistenti, modificarli o anche creare il proprio format originale, non ci sono limiti alla creatività, ma per rendere il proprio contenuto davvero efficace, bisogna fare attenzione a 4 aspetti.

4 regole del meme marketing

#1 resta aggiornato, please: i meme seguono trend ed evoluzioni tutte loro, possono sparire in mezza giornata o diventare leggendari, posso partire con un significato e acquisirne un altro nel tempo. Meglio seguirne l’andamento, per evitare di fare danni all’immagine del brand (che è il contrario del nostro obiettivo ricordatelo!);

#2 non fare il boomer: il meme funziona solo se è genuino e se rispetta le sue regole e i suoi codici linguistici. Chi cerca la battuta a tutti i costi di solito ottiene l’effetto contrario e di conseguenza poche condivisioni;

#3 prendi la mira: non si può piacere a tutti ed è meglio così. Punta dritto al target che vuoi colpire, crea i tuoi meme con l’obiettivo di ingaggiare la tua clientela ideale, i risultati non tarderanno ad arrivare.

#4 rispetta la meme culture: quello che ci piace dei meme è il fatto che siano frutto di una creatività condivisa da tutti, ma questo significa anche che non possiamo fare davvero tutto quello che ci pare e piace con loro. Sempre meglio evitare di stravolgere il significato e la natura del meme, soprattutto di quelli famosi. Usiamo invece la nostra fantasia per creare una nuova versione dello stesso contenuto in grado di esaltare il nostro brand e i nostri prodotti.