Una lente vintage per l'occhio moderno

Davide Ciulla Graphic Designer & Photo-Videomaker
Attrezzatura per fare fotografie

In un mondo di smartphone sempre più performanti, soprattutto nel comparto fotografico e app di elaborazione e condivisione sempre più veloci e strabilianti è sempre più difficile anche solo pensare di portarsi dietro qualche chilo di attrezzatura per fare fotografie.

Io le foto le faccio per lavoro ma soprattutto per passione, almeno dal 2008 e ho potuto constatare di persona questo "sorpasso" che spesso ha fatto leva sulla voglia di condividere subito, sulla voglia di stupire e qualche volta sulla pigrizia (e mi ci metto dentro anche io). Nel mio caso però l'occhio "esige" la sua parte e per quella che è la mia esperienza e il mio percorso in questo campo mi è  abbastanza facile trovare i limiti della fotografia "snack".

VELOCITÀ MA NON SOLO

Una reflex (o mirrorless, che stanno prendendo piede in questi anni) avrà sempre una marcia in più, soprattutto dal punto di vista delle velocità  e della rapidità  di esecuzione, che spesso sono fondamentali in determinati campi fotografici, e non solo per quanto riguarda la "caccia fotografica", ma anche nel ritratto o nella street, dove l'attimo da cogliere è appunto... un attimo. Il vantaggio del telefonino è che lo abbiamo sempre in tasca, ma poi diventa lento quando deve svegliarsi, aprire l'app, mettere a fuoco... Un altro aspetto importante poi viene dalle dimensioni.

Ebbene si, anche la foto fatta con uno smartphone di ultimissima generazione, che ad una prima occhiata può sembrare stupefacente, ha dei limiti potenziali da non sottovalutare, dati appunto dalle dimensioni miniaturizzate che tutto il sistema si porta dietro e che si ripercuotono sull'immagine finale. In una foto di paesaggio ad esempio, dove tutto generalmente deve essere a fuoco, un buon telefono fa il suo sporco lavoro, poi il software di elaborazione interna ci regala subito colori accesi, nitidezza (simulata) e tanto altro.

Ma, come dicevo, molto nella fotografia "smart" viene simulato, su tutti lo stacco del soggetto dallo sfondo, che su un microsensore come quello di un iPhone+ impossibile da ottenere, se non tramite elaborazione in post-processing. E qui un occhio minimamente allenato nota subito qualche cosa di artificioso.

GLI OBBIETTIVI

Una reflex, con il suo sensore decisamente più grande, permette di sfruttare fenomeni fisici complicati da spiegare e capire ma che si traducono in uno sfruttamento della luce decisamente diverso. Con l'aiuto di lenti specifiche infatti si possono ottenere effetti che, almeno per ora, nessun software è in grado di replicare e nei pallidi tentativi di emulazione, un occhio minimamente esperto può vederne tutti i limiti.

Nei miei anni di appassionato e professionista ho avuto modo di provare un discreto numero di lenti, molte "pro", costose e pesanti, ma da quasi un anno e mezzo ho deciso di provare qualche cosa di manuale, piccolo e leggero, ma con un carattere davvero unico.

LA TAZZINA DA CAFFÈ

Senza scomodare lenti costosissime mi sono regalato uno Zenit Helios 44-2 58mm f/2.0, la copia di una lente più blasonata, con una marea di limiti e di meccanismi farraginosi (basti pensare che ha una doppia ghiera per poter selezionare il diaframma). Assomiglia ad una tazzina, piccolo, piccolissimo agganciato al corpo della mia ormai vetusta 5D Mark II, ma che rende la macchina discreta per strada. La messa a fuoco è manuale e anche se la mia è una fotocamera fullframe (con un sensore abbastanza grande e di conseguenza una buona visione attraverso l'oculare) non è facile da usare, soprattutto con soggetti in movimento.

LO SWIRLY BOKEH

Uno dei motivi principali per cui l'ho voluto provare è il famigerato "Swirly bokeh", lo sfuocato vertiginoso, a spirale. Lo stacco del soggetto dal fondo a tutta apertura è molto amato e tutti quelli che qualche decennio fa erano considerati difetti ora sono pregi molto apprezzati da generazioni di Instagramer e Hipster. Per quanto mi riguarda il mio rapporto con questa lente è nato come gioco ma devo ammettere di averla agganciata al mio corpo macchina sempre più spesso. 

Adesso trovatemi un app così "sincera".